La mia Vienna

15/2, ore 19:32; Aeroporto di Vienna.

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Parlamento

Sono al gate, seduto su uno scomodo sedile. Il luogo in cui mi trovo pare più uno scantinato che una sezione dell’aeroporto, segno che in giro per il mondo le compagnie low-cost adoperano gli stessi standard.

Una splendida ragazza mi ha appena salutato. Un bacio sulle labbra, un abbraccio con tanta forza e due occhi lucidi che mi hanno confermato che ci rivedremo presto.

Al posto di un weekend che sarebbe potuto essere completamente anonimo in quel paesino olandese che porta il nome di Leiden, io, invece, ho deciso di seguire amore e curiosità, spingendomi in un luogo semi-sconosciuto.

Fino a pochi giorni fa, Vienna era una città che faceva solo qualche comparsata nella mia mente. Le uniche immagini presenti erano dovute a qualche flash del passato: ricordi di quando avevo otto anni e, nell’agosto di una torrida estate, io e la mia famiglia c’eravamo imbarcati in un viaggio oltre i confini nordici italiani; in quella terra austriaca che oggi ritorna più che mai a farsi sentire.

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Schönbrunn

Intorno alle tre del venerdì pomeriggio sono atterrato a Swechat e ad attendermi c’era lo stesso viso che poco fa mi ha salutato con dolcezza.

Tramite la sua guida sono stato condotto in molteplici luoghi della città, dagli edifici politici che possono rievocare tristi ricordi passati, a immense cattedrali come St.Stephan, dove ho potuto osservare dall’alto di una torre quell’unica metropoli della quale questo paese è fornito.

Mi sono lasciato guidare. Una mano mi ha trascinato teneramente per quelle viuzze dagli alti edifici storici. Ho gustato un ottimo caffè, accompagnato da incredibili dolci serviti ai tavolini di pasticcerie dove il turista tipo difficilmente mette piede. Ho assaggiato il cibo migliore, rigorosamente cucinato in casa da chi di tradizione se ne intende: quelle madri che, nel mondo, con dovute eccezioni, si assomigliano tutte.

In poche parole, mi sono innamorato di questa città, la ammiro e rispetto più che mai. Sarà dovuto a tutti quegli edifici voluti dai grandi imperatori passati, che mi hanno infuso una forte sensazione di potere, oppure sarà stata la forte efficienza che contraddistingue gli abitanti di queste zone, o magari qualche scelta politica recente che mi ha spinto ad apprezzare ogni giorno di più perfino le caratteristiche più nascoste che questa gente preserva.

Tuttavia qualcosa, in minima parte, mi ha infastidito. Non si tratta di qualche aspetto che mi tocca personalmente, ma è come un brusio di sottofondo che durante una canzone tende a disturbarne l’ascolto.

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Nonostante in Italia siamo da sempre abituati a mille problemi che affliggono il nostro paese e che ultimamente ci colpiscono con ancora più violenza, una volta all’estero, non cessiamo mai di essere orgogliosi della nazione in cui siamo nati, della città in cui siamo cresciuti e delle bellezze che siamo abituati a vedere ogni giorno, sia nel paese più piccolo sia in quelle città i cui nomi nonostante tutto suscitano ancora un rispetto storico e architettonico.

Parlando con i Viennesi, chi più e chi meno austriaco doc da generazioni, mi è parso strano riscontrare una certa titubanza nel mostrare un minimo di fierezza verso il proprio stato. I cui successi, anche al turista più distratto, appaiono evidenti non appena vi si mette piede.

A quanto pare è stato insegnato loro che non è bene sottolineare quando le cose vanno bene. L’ammirare il proprio paese con dovuto senso critico, che a me italiano all’estero non pare un male, vuol dire già spingersi oltre il consentito.

La causa di questo stato d’animo? Sinceramente è difficile da individuare; posso solo formulare un’ipotesi. Forse il pugno del dopo guerra ha colpito con più forza qui. In queste terre, un fantasma di estrema destra è sempre in agguato, pronto a infestarle, e un mare economico politico ha causato con il suo moto impetuoso un’ingiustificata invidia per i cugini tedeschi più a nord. Una vergogna, scaturita dal passato e nascosta nel profondo, spinge a impegnarsi strenuamente al fine di rendere il tutto un posto migliore ma, a fine giornata, impedisce a molti di assaporare pienamente i frutti del proprio lavoro.

Ciò nonostante, ho continuato a girovagare per queste strade, a visitare luoghi più o meno ludici e a immergermi in una cultura che per molte cose vedo vicina alla mia, mentre per altre appare irraggiungibile.

La mia Vienna è stata rivivere i ricordi di bambino e montarli in sequenza con quelli di ragazzo, confezionando una pellicola che rivedendo in futuro produrrà memorie filtrate da teneri ma malinconici sentimenti.

Ora prendo il volo e torno alle mie responsabilità di studente. Ancora una volta lontano da casa, ancora una volta accompagnato da nient’altro che penna e quaderno ad assicurare di non dimenticarmi ciò che sto vivendo ora.

La differenza, stavolta, c’è. Tornerò a Vienna e lo farò presto; perché se il mondo fuori sembra un po’ triste e confusionario, qui a me appare un po’ più dolce.

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