SOGNO CALIFORNIA

Sogno California. Sogno di distendermi su una bellissima spiaggia dorata dove la pioggia non possa raggiungermi. Sogno di uscire di casa senza che qualche goccia riesca a sconfiggere la difesa del mio impermeabile e mi renda lentamente inzuppato dalla testa ai piedi.

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Sogno Pacific Beach, la sua atmosfera di vitalità, il suo molo allungarsi sul mare quasi in un tentativo di raggiungere e toccare il Giappone. Sogno di osservare l’orizzonte, quel blu limpido del mare fondersi con il cielo e diventare un’entità unica.

Sogno di camminare lungo Broadway, non quella famosa, ma quella presente in quella città che mi ha accolto a braccia aperte come mai nessun’altra. Sogno il mondo diventare più grande, più largo. Lo sogno ingigantirsi al passaggio di immensi tir di marche più o meno sconosciute. Sogno me stesso diventare più piccolo, scomparire nel mezzo di quella moltitudine di persone e comunque conservare una mia identità, ben definita, a tratti stereotipata ma difesa più che in altre parti del continente.

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Sogno me stesso abbandonare la bici come mezzo di trasporto. Sogno me stesso prendere un autobus guidato da un autista di colore che dopo qualche giorno finisce per conoscermi e salutarmi. Sogno me stesso parlare con amici su questo magic bus e sogno persone sconosciute entrare nella conversazione, dare il loro parere e rendere un viaggio, sulla carta lungo, farsi molto più breve.

Sogno me stesso nella mia piccola camera suonare una Fender Stratocaster sognando di inseguire i sogni da Red Hot Chili Peppers. Sogno me stesso cucinare per amici brasiliani una carbonara decente e sogno questa pasta diventare la più buona che questa gente abbia mai mangiato.

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Sogno persone solari, disponibili, che baciate dal sole si fanno in quattro per darmi una mano a ritrovare la strada di casa ormai persa. Sogno JJ prestarmi il suo telefono per chiamare Lorah. Sogno me stesso non capire un’H di quello che lei dice e ripassare il telefono a JJ che presto mi reindirizzerà verso Ogalala Avenue.

Sogno la mancanza di casa ben controllata da quella città in cui mi trovo. Sogno il tempo scorrere veloce, irrefrenabile, verso la data del mio ritorno. Sogno me stesso ripromettermi di tornare presto prima di salire su un aereo e abbandonare questo ambiente.

Sogno sempre me stesso da tutt’altra parte nel mondo, abbastanza stanco, subire i colpi di un tempo atmosferico impietoso. Mi vedo non dimenticare quanto promesso e lavorare per tornare là, in quella città che con la sua energia mi ha spinto a viaggiare per il mondo: San Diego.

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